GIORNAL-ICARO

La rivista che racconta l'arte
e gli artisti de
Il Paracadute di Icaro

Benvenuti nel magico mondo dell'arte, guidati da una redazione tutta al femminile, composta da vere artiste. Luisa, Stella, Flavia, Anna, Lisa, Irene e Aurora, vi condurranno in un viaggio senza tempo alla scoperta delle avventure che solo l'arte può regalare a coloro che hanno il coraggio di esplorarla.

Preparatevi per un viaggio straordinario attraverso il teatro, la danza, la musica, l'arte grafica, il movimento e la psico-pedagogia. Ogni numero di questa emozionante rivista è un vero e proprio viaggio, ricco di scoperte e sorprese.

E non temete, anche gli adulti avranno la propria sezione dedicata, con articoli avvincenti e innovativi. Siete pronti ad immergervi in un mondo di creatività e ispirazione? Scoprite di più qui sotto...

FLYING LOW TECHNIQUE: SFIDARE LA PAURA DEL TUFFO

Anna Scatà

Hai mai avuto paura di tuffarti da uno scoglio, da un trampolino?
Cosa provi all’idea di abbandonare il tuo corpo nel vuoto?
Io lo ammetto, sono terrorizzata al solo pensiero di essere sospesa tra cielo e acqua, di guardare i corpi degli altri lanciarsi dagli scogli.
Perché il tuffo vuol dire sfidare la paura del vuoto, un atto di ribellione verso le leggi della gravità. Tuffarsi significa mettere da parte i pensieri e farsi guidare dal proprio corpo, la stessa cosa accade nella danza in particolare nella Flying low technique, una tecnica di danza contemporanea sviluppata dal maestro David Zambrano nella quale possiamo trovare degli aspetti in comune con il tuffo.

In cosa consiste questa tecnica?

La Flying low technique si basa sulla relazione tra il danzatore e lo spazio: il respiro, la velocità, la tensione e il rilassamento del corpo, la relazione tra il centro e le articolazioni, sono elementi fondamentali di questa tecnica. L’obiettivo è realizzare un’interconnessione costante e consapevole tra il danzatore e lo spazio.
Attraverso questa tecnica è possibile dare vita a nuove forme di movimento come la spirale che aiuta i danzatori a salire e a scendere, a vedere sé stessi e tutta la stanza. Come generare una spirale?
Per prima cosa bisogna individuare il proprio centro e da quel punto muovere tutte le articolazioni: braccia, gambe, mani, piedi, gomiti, dita, come se fossero prolungamenti del centro che portano il danzatore a muoversi sia orizzontalmente che verticalmente.

Questa tecnica è chiamata del volo basso: i danzatori sfidano le leggi di gravità, corrono, saltano, si abbandonano al disequilibrio senza alcun timore, come accade quando ci si lancia in un tuffo.

La Flying low technique è una tecnica tanto efficace che numerosi coreografi e registi l’hanno adottata. Ad esempio Wim Vandekeybus, la cui fama è legata alle produzioni di danza e di regia estremamente complesse e cariche di sentimento.
Vandekeybus ha fondato una compagnia di danza nel 1987, con il nome “Ultima Vez” con la quale ha realizzato un grande numero di spettacoli. Per avere un assaggio del suo lavoro, consiglio di guardare un frammento di “Blush”, adattamento cinematografico dello spettacolo omonimo che trovi a questo link:

https://youtu.be/icMgY0DvSOs?si=EJis8kgbj7PVj_xS

è come se i danzatori fossero trasportati dal vento, i loro movimenti sono caratterizzati da leggerezza ed eleganza, da spirali e grandi slanci in aria. Quando danzano si ha la sensazione che le leggi della gravità si annullino.

UN TUFFO NELL'IGNOTO ARTISTICO

Marta Checchi

Nell'esperienza artistica, il tuffo è un metaforico salto nell'ignoto, un'immersione nell'arte che sfida, trasforma e arricchisce.
Per i giovani, è l'audace inizio di un viaggio creativo, dove osano esprimersi senza garanzie di esito, accettando di esporre le proprie idee e emozioni.

Il salto rappresenta la scelta coraggiosa di esplorare nuove forme d'arte, che possono essere sconosciute e persino intimidatorie. Ma è proprio qui che si trova il valore educativo: nell'affrontare il rischio e nel gestire l'incertezza, i giovani sviluppano resilienza e fiducia.

L'immersione segue il salto. L'artista si "immerge" nell'attività creativa, assorbendo e vivendo il momento. Questa fase, in cui il mondo esterno svanisce, richiede un'apertura totale che può portare a una connessione profonda con il lavoro, esplorando vulnerabilità e forza interiore. Pedagogicamente, questa è una fase di crescita, dove si imparano la pazienza, la riflessione e la capacità di ascolto.

La risalita è il ritorno alla superficie, il momento in cui l'arte viene condivisa, valutata e riflessa. È un periodo di consolidamento delle esperienze, dove i giovani artisti, rinnovati, acquisiscono un senso di compiutezza e un'identità creativa più definita.

Questo ciclo di "tuffi" nell'arte è essenziale per lo sviluppo psico-pedagogico: costruisce non solo competenze artistiche, ma anche emotive e sociali. Attraverso l'espressione artistica, i ragazzi imparano a navigare le complessità della vita e delle relazioni umane, facendo del "tuffo" non solo un atto di creazione ma una lezione di vita.

PIANO PIANO

Stella Caldini

Ormai è maggio, io sento odore d'estate, tu?
Non vedo l'ora di potermi immergere nel mare e godermi il sole sdraiata sul lettino. Amo l'acqua, e appartengo a quella categoria di persone che non lascia spazio agli indugi. Una corsa verso la riva, un tuffo e via, a nuotare verso l'orizzonte.
Ce n'è un'altra di categoria, invece, che ama la lentezza.
Un'immersione un centimetro alla volta...piano piano.

Ma riavvolgiamo per un secondo il nastro e immaginiamo insieme la scena, hai passato ore sotto il sole cocente, sonnecchiando e rigirandoti per evitare una scottatura.
Ed ecco d'improvviso arriva la noia e il desiderio di una piccola avventura verso l'ignoto. Il mare ti attrae.
Abbandoni gli occhiali da sole, prendi la maschera e ti dirigi verso la tua meta ma la sabbia scotta!
Inizia la corsa verso la salvezza, sotto i piedi carboni ardenti fino al bagnasciuga dove riesci finalmente a mettere i piedi in acqua.
Da un estremo all'altro! L'acqua sembra ghiaccio e ti assale un brivido.

Forse era meglio rimanere sotto il sole? Probabilmente ma qualsiasi cosa è meglio di dover correre di nuovo una maratona cercando di non far andare a fuoco ai piedi. Inizi a camminare, piano piano, verso il blu che ormai ti circonda fino a che non arrivi ad immergere tutte le gambe.
In questo momento devi farci forza: con un colpo secco ti immergi completamente.
Ce l'hai fatta!
Sei in acqua. Ormai il freddo è passato e puoi goderti l'acqua rinfrescante. Superata anche questa sfida. Adesso, metti le cuffie e immergiti piano piano, nota dopo nota, nel mare delle canzoni, sognando di essere su una spiaggia assolata.

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CREDERE NEL PROPRIO CORPO Alla scoperta delle proprie capacità

Flavia Mazzoni

In molti sport avere una buona fiducia in se stessi e nelle proprie capacità è fondamentale. La pole dance è uno sport in cui la fiducia sta alla base per un'esibizione ben riuscita. Abbiamo affrontato questa tematica con Chiara Canfailla, insegnante di Pole Dance nella nostra associazione, che ci ha aperto gli occhi su una disciplina che aiuta le persone a riscoprire I propri corpi.

Come la pole dance aiuta ad acquisire maggiore fiducia nelle proprie capacità?

Già dal primo approccio con la pole dance si viene a contatto con la fiducia. Basti pensare al vestiario che si deve usare per poter stare sul palo, si deve tenere scoperta una gran parte del corpo
(ad esempio pantaloncini molto corti e un top)
per riuscire a fare anche solo le figure base.
Andando avanti il corponon è più visto in senso solo estetico, ma come una macchina che permette di fare tantissime cose nuove.
I difetti estetici passano in secondo piano, e anzi si impara a ringraziare un "nuovo" corpo in cui ci si sente belli e soprattutto fieri.

Come questa fiducia cresce col tempo?

Come in tutte le discipline ci vuole molto tempo per acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo. Ci vogliono anni e tanti allenamenti.
La mente e il corpo iniziano a diventare un tutt'uno, si impara ad ascoltare ogni singolo muscolo che si possiede. Questo accade perché si diventa consapevoli dei comandi che la mente dà per attivare determinati meccanismi del corpo.

Cosa può accadere se manca la fiducia durante gli allenamenti o addirittura durante un'esibizione?

Prima di tutto, quando si perde fiducia nelle proprie capacità, le figure o le coreografie possono risultare meno belle da vedere, più goffe.
Questo accade perché i movimenti diventano più chiusi e piccoli.
La sfiducia e la paura possono anche portare a infortuni, perché portano ad avere una minore concentrazione e attenzione.
Proprio per questi motivi è importante l'acquisizione della fiducia nelle proprie capacità, perché è uno strumento fondamentale per la buona riuscita di figure base, ma anche per intere esibizioni!

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